Project Description

Coffee era – dagli scarti del caffe, valore per il futuro

Krill Design con il Progetto Co.ffee Era vuole declinare su tre quartieri di Milano – Bovisa, Dergano e Villapizzone – quello che già fa per le Aziende: disegnare un processo di Economia Circolare che unisca sostenibilità, innovazione tecnologica e creatività.

Il Progetto Co.ffe Era ha due obiettivi.

Il primo. Partire dai fondi di caffè – il caffè consumato in bar e ristoranti di quartiere dai suoi abitanti –  e trasformarli in un biopolimero riciclabile con cui ideare e creare oggetti di Ecodesign coinvolgendo nel processo “circolare” di riutilizzo tutto l’ecosistema locale: bar e ristoranti, fornitori della materia prima; studenti del Politecnico di Milano con sede in Bovisa, per l’ideazione e creazione degli oggetti di Ecodesign; i centri stampa diffusi nei quartieri, per la fase di produzione.

Il secondo. “Riutilizzare” il vecchio concetto di manifattura, legato alla storia industriale di quei quartieri, in modo nuovo. Parlare, quindi, di manifattura digitale: un nuovo modo di produzione, responsabile, che non prevede, inoltre, l’occupazione di grandi spazi, restituiti, perciò alla collettività.

Il Progetto Co.ffe Era ha, inoltre, finalità di sensibilizzazione su temi quali sostenibilità, riutilizzo e valorizzazione di risorse esistenti e parla alla collettività di quartiere mostrando il circolo virtuoso e il percorso “alternativo” alla discarica che lo scarto del caffè bevuto al bar da ciascuno di loro – di noi- può intraprendere per trasformarsi in qualcosa di utile e di esteticamente di valore.

Un fondo di caffè che diventa una lampada di Ecodesign? Si può fare.

Una lampada di Ecodesign che, a sua volta, racconta un processo di Economia Circolare.

Il messaggio sottostante il Progetto Co.ffe Era: la sostenibilità parte da gesti semplici, come bere il caffè al bar. Una sostenibilità di più largo respiro, che può attivare microeconomie e simbiosi nell’ecosistema locale, che agisce sull’”ambiente” in cui si vive, il quartiere, parte di un ambiente più “globale”